Lancia Delta

 

Thesis, la più bella  Delta integrale 2000 8v gruppo N di Franco Della Rosa  auto del XXI secolo

         

                

 

La Lancia Delta è il modello in assoluto più famoso della Lancia, una delle più prestigiose e antiche

case automobilistiche italiane, nata a Torino nel 1906, tuttora in attività e facente parte del Gruppo Fiat.

La storia della Lancia Delta inizia nel 1979 e finisce nel 1999, ed è una storia costellata di successi.

Già nel 1980 le venne conferito il premio di auto dell'anno, a testimoniare la bontà della progetto.

La Lancia Delta era un'auto del segmento medio, ma con finiture di pregio,

in quanto equipaggiava alcune versioni gli alzacristalli elettrici e i cerchi in lega.

La Lancia Delta piacque molto anche in Europa, dove fu commercializzata anche con altri marchi (Saab).

Ma il mito della Lancia Delta deriva indiscutibilmente dai grandi successi sportivi, in particolare nel rally.

La Lancia Delta fu infatti la prima e unica vettura a vincere sei volte consecutivamente il titolo mondiale rally.

Artefice di questo mito è la Lancia Delta HF 4WD, a trazione integrale, con motore da 2 litri turbo, capace di 165CV.

Il mito è ulteriormente alimentato dalla Lancia Delta Evoluzione, uscita nel 1991, con alcune modifiche estetiche di grande effetto,

e tecniche, come un motore da 210CV, l'ABS e il climatizzatore di serie, tuttora una delle auto più amate e apprezzate di tutti i tempi.

 

 

Viaggi studio

"Turismo fuori dal gregge"

2004 – 2005 – 2006

 

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Incontri:

Kroměříž - 16 agosto 2009

 

    

"Il giardino dei fiori" con la guida di Sandra e Katerina.

   

Franco - Sandra - Paola - Valeria - Fausto - Katerina

    

 

    

 

FILM Canto al Castello

 

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2004

Architettura,  arte e storia,

etnografia fede lavoro

e archeologia

 

 

GITA CULTURALE in ALTO ADIGE – gruppo di 9 persone con guida

DAL 20 AL 23 MAGGIO 2004

 

1° giorno      ore   4,00       partenza                                                                  giovedì 20/5

ore 10,00       arrivo a Bressanone visita della Città – Duomo e Chiostro

ore 13,00       pranzo libero nel parco

ore 14,30       visita al Museo Diocesano/Presepi e ai Portici e negozi

ore 18,30       Vandoies - sistemazione in alloggio - cena e pernottamento

2° giorno      ore   8,00       colazione                                                               venerdì 21/5

ore   9,30       Brunico – visita al Museo etnografico di Teodone

ore 13,00       pranzo libero o al ristorante/tavola calda interna al museo

ore 14,00       breve visita nel centro di Brunico - Strada del Sole/Terento

ore 16,00       Novacella – visita all’Abbazia Augustiniana

ore 18,00       Vandoies – visita fabbrica/museo Loden “Oberrauch Zitt

ore 19,30       cena e pernottamento

3° giorno      ore   8,00       colazione                                                                sabato 22/5

ore   9,30       visita alla Val di Valles e di Fundres –  “bagno di fieno”

ore 12,30       pranzo libero (visita ad Innsbruck)

ore 17,00       visita alla Rubner (fabbrica case di legno) a Chienes

ore 19,30       cena e pernottamento

4° giorno      ore   8,00       colazione                                                           domenica 23/5

ore 10,00       Bolzano – visita al Museo Archeologico

ore 12,00       breve visita al Centro Storico – Piazza delle Erbe – Portici

ore 13,00       pranzo libero e partenza per il rientro

ore 21,00       arrivo

  

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- Luoghi di visita in ordine di tempo -

 

 

   

 

BRESSANONE - 560 m.s.l.m. - all’incrocio tra la Valle dell’Isarco e della Pusteria. Il Duomo in stile barocco risale al 1745-58. Il Chiostro, a 20 arcate, è  stato affrescato tra il 1370 ed il 1510 (v. “elefante”), mentre il vicino battistero racchiude preziosi affreschi romanici.

Il Museo Diocesano mostra opere medievali, rinascimentali e barocche oltre alla collezione di Presepi iniziata nel 1800 c. dal vescovo Karl Franz Probst. A nord prevale la città commerciale dei Portici, dei Bastioni e di Via del Mercato Vecchio, ad oriente il sobborgo borghese di Stufles e a sud la città clericale.

L’alloggio è previsto in autentico agriturismo presso la Famiglia Engl di Vandoies di Sopra, in HP con stube, camere con bagno-doccia, in singola o doppia.

 

 

BRUNICO - Museo Etnografico Dietenheim di Teodone.

Dal 1976 il maso padronale “Mair am Hof” (1690-1700) da testimonianza del modo di vivere dei signori locali. Intorno, provenienti da tutto il Sud-Tirolo, masi contadini, mulino, malga, fienile, forno, fucina ecc., di varie epoche, il tutto, completo dei loro arredi e corredi tradizionali. Accanto al Palazzo la trattoria.

 

 

BRUNICO - 850 m.s.l.m. - data la sua fondazione intorno al 1250 ad opera del vescovo-conte Bruno von Bullenstätten. Interessante è oggi il borgo medievale solcato dalla Via Centrale su cui affacciano abitazioni-negozi sormontati da vari timpani affrescati. Note sono le tessiture di “Ulbrich e Franz” in Via Bastioni, il loden “Moessmer” e “Milesi”, le ceramiche “Thun” nel negozio Neuhauser e le pasticcerie.

NOVACELLA - 580 m.l. Il monastero, fondato nel 1142, è condotto dai canonici regolari di S. Agostino. Oggi prevale però l’aspetto barocco. Oltre alle qualità architettoniche e pittoriche il monastero offre un vivace centro di attività religiosa e di formazione con forte atmosfera di serenità e di contemplazione. Dalle fattorie provengono gli eccellenti vini in vendita nella cantina posta all’ingresso del complesso abbaziale.

   

 

VANDOIES DI SOTTO - lungo la Via Val Pusteria s’incontra la rinomata fabbrica “Oberrauch - Zitt” fondata nel 1846 a cui è stato recentemente affiancato il Museo del Loden in cui è possibile conoscere le 50 fasi di lavorazione di questo famoso tessuto di abbigliamento, robusto ed impermeabile.

FUNDRES - 1160 m.s.l.m. - l’abitato compare negli atti dall’anno 1085. Oggi, come in passato, è punto di partenza per raggiungere diversi valichi ed escursioni. 

Da questa località, salendo un po’ in quota si può ammirare la natura in veste fiabesca e veramente incontaminata! E’ possibile provare il “bagno di fieno”!

CHIENES - dal 1926 Josef Rubner costruisce case in legno di elevate qualità secondo lo stile della tradizione Sud-Tirolese e Svizzera.

 

   

 

BOLZANO - Museo Archeologico (B) - la raccolta, articolata dal paleolitico fino all’epoca carolingia, si è arricchita da pochi anni della famosa mummia di “Őtzi”, l’uomo venuto dal ghiaccio, un cacciatore di 5300 anni fa, affascinante anche per il suo corredo composto dal copricapo, frecce, faretra, ascia e perfino le singolari calzature. Őtzi, è stato annoverato negli Stati Uniti fra le dieci meraviglie culturali d’Europa !

 

 

Piazza delle Erbe (5) insieme alla Via dei Portici (13) rappresentano ancora oggi la vita sociale, culturale e commerciale della città.

 

   

  

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BREVI  IMPRESSIONI  IN VIAGGIO

 

        L'escursione in Sud Tirolo, proposta ed organizzata da Franco Della Rosa, architetto presso la USL di Ameria, è durata quattro giorni, dal 20 al 23 maggio 2004.

        Eravamo in nove partecipanti, di cui tre coppie di coniugi: Giuseppina e Valerio, Giancarlo e Laura, Fausto e Paola ed inoltre Franco, Rosaria, ed io.

        Conoscevo già quattro componenti del gruppo, in quanto sono stati miei ex colleghi di lavoro, quando, nel 2000, ho prestato servizio alla Usl n.4 del ternano.

Ho aderito con molto piacere alla proposta dettagliata nel bel programma di viaggio, anche perché mi è stata proposta da Giuseppina con la quale si era subito instaurato un feeling particolare e soprattutto perché organizzata da Franco nei confronti del quale nutro stima e simpatia.

        Mi era stato inviato un programma dettagliato della gita culturale in Alto Adige, che è stato rispettato quasi integralmente, direi anzi migliorato in corso di svolgimento, in quanto si è arricchito dell'escursione ad Innsbruck, non prevista originariamente.

        L'arrivo a Bressanone ha segnato il primo impatto con l'ambiente montano. Le alte cime granitiche, ricche di boschi, che circondano la città, hanno subito definito l'uso dei materiali da costruzione delle abitazioni, delle chiese, delle strade (pietra, marmo, ferro, legno); inoltre sono venuta a conoscenza che l'appartenenza della proprietà montana alle curie vescovili impronta lo stile dei sistemi di vita.

La visita al Duomo, con annesso cimitero vescovile, il giro nei chiostri, e nel museo diocesano, mi hanno introdotto nella conoscenza del grande potere della Chiesa esercitato in quei luoghi.

La grande varietà di materiali colorati (cera, carta, terracotta, legno) nella creazione dei presepi esposti e costruiti a segno di sentita devozione, mi ha suscitato dolci ricordi d'infanzia.

La sera abbiamo conosciuto la famiglia che ci ha ospitato per tutto il tempo, nel suo maso, a Vandoies di sopra, nella Val Pusterìa.

        Un bellissimo maso ristrutturato, con parti più vecchie, una stalla con dieci mucche, un ruscello che scorreva limitrofo al bosco. I proprietari, la sig.ra Mathilde Engl, suo marito e i suoi quattro figli sono ormai legati da una solida amicizia di tanti anni con Franco e la sua famiglia.

Siamo stati accolti con calore, ma garbatamente, senza fragori e abbiamo compreso che il silenzio e una dignitosa compostezza, fanno parte del rispetto, e direi quasi, del paesaggio e dello stile caratteriale del montanaro. 

Colpisce l'esternazione della grande religiosità mostrata anche nel luogo più semplice: crocifissi lignei emblematici della sofferenza e della speranza indomita connaturata al carattere del valligiano, sono comunemente esposti sia fuori, all'ingresso delle case, che nelle stube, le stanze di calda accoglienza nei masi.

        A Brunico, la visita al museo della civiltà contadina mi ha commosso fino alle lacrime. La visione delle foto d'epoca che testimoniavano gli sforzi, anche fisici, sostenuti dai nostri avi per sopravvivere in una realtà agricola montana, che appare inospitale, mi ha creato una fortissima emozione.

Stessa commozione per l'uomo venuto dai ghiacci "OTZI", il misterioso progenitore, viandante a 3500 metri di altezza, custodito nel museo di Bolzano, morto in circostanze non ancora chiarite. Mi sono sentita pervasa di un senso di empatia e di identificazione con costui, forse perché mi sento un essere solitario, un po’ viandante nel mondo, che non può fermarsi a lungo in nessun luogo, perché non si può legare a niente e a nessuno, che ha bisogno di un corredo di tanti piccoli oggetti essenziali da portarsi appresso per essere autonomo…. 

La vita della montagna, così misteriosa per noi abitanti di pianura, attraente se visitata in qualità di turista, per la splendida cortina assunta dal paesaggio nelle varie stagioni, si manifesta comunque dura e difficile per la sua rudezza e lineare essenzialità.

I sentimenti di pace, di serenità, di grandiosità e nello stesso tempo di inerme umana impotenza che vengono sprigionati dai luoghi di montagna, hanno contribuito a creare un'armoniosa solidarietà che ha permeato il clima del nostro rapporto di gruppo.

Se ci si ispira ai filosofi junghiani e alle credenze degli antichi greci  si può affermare che "anche i luoghi hanno un'anima, sono popolati da divinità diverse, assorbono i pensieri e le tradizioni degli uomini che li abitano da secoli o da millenni" e aggiungerei che (i luoghi) hanno il compito di esserne i fedeli  custodi. Perciò guai a quell'uomo che si assume la responsabilità di snaturare l'origine, l'anima, la destinazione dei luoghi!

Questo è stato il contenuto di una conferenza tenuta in questi giorni, alla Casa dell'architettura a Roma da James Hillmann, fondatore della "Psicologia degli archètipi" che trovo assolutamente aderente al pensiero, insieme più volte esternato, con Franco, durante il presente viaggio.

 Hilmann in un suo libro, parla dell'anima dei luoghi con Carlo Truppi, studioso di architettura. Dalla conversazione emerge il pensiero "di una architettura lontana dall'idea di uno "Stile internazionale" indifferente alle peculiari specificità locali; al contrario, se case, monumenti, e città vogliono dare un contributo positivo alla vita degli uomini che vi abitano devono rispettare e rispecchiare la natura (ormai segreta per l'uomo moderno) dei luoghi in cui sorgono; l'anima dei luoghi respira insieme all'anima del mondo ed alla nostra anima" Ritengo che per penetrare, o meglio, riscoprire, la natura segreta dei luoghi, occorre uno studio ed un ascolto attento dei movimenti evolutivi storici, geografici, dei costumi, delle tradizioni, delle religioni dei popoli che vi hanno vissuto. Queste facoltà di ascolto sono perse nel tempo attuale, tanto che la fretta, imposta dalla speculazione moderna, ha ucciso l'anima dei luoghi e, con essa,  lo spirito degli abitanti che vi hanno dimorato.

Le mie impressioni sono state ugualmente attente alle persone, ma non ne parlerò, ora, perché questa è un'altra storia…

Perugia, 31 maggio 2004  

                            Gabriella Massarotti

 

Bressanone lungo l'Isarco -Il Museo Etnografico di Teodone - L'Abbazia di Novacella

Arte nell'Abbazia di Novacella - La stube del maso Engl - Fabbrica e Museo del Loden a Vandoies

Val di Valles - La famiglia Engl-Mair - Teodone casa rinascimentale

 

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2005

Cultura e botanica,

pittura e nobiltà,

chiesa e montagna,

acqua e avventura

 

GITA CULTURALE in ALTO ADIGE – gruppo di 9+2 persone con guida

DAL 9 AL 12 GIUGNO 2005

 

1° giorno      ore   4,00       partenza                                                                    giovedì 9/6

ore 10,00       arrivo a Merano - visita al centro “commerciale” cittadino “i Portici” – Duomo

ore 11,30       visita al Castello Principesco e Museo Civico

ore 13,30       arrivo a Scena – pranzo libero

ore 14,00       visita guidata ai giardini di Castel Trauttmansdoff

ore 17,00       arrivo a Naturno e visita alla Chiesa di san Procolo (s.VIII)

ore 18,30       Ingresso in Val Senales – arrivo al Maso Tumhof - sistemazione in alloggio - cena e pernottamento

2° giorno      ore   8,00       colazione                                                               venerdì 10/6

ore   9,20       Sluderno – visita a Castel CoiraGlorenza, visita in Città

ore 13,00       pranzo libero

ore 15,00       arrivo a Mustair CH – visita monastero san Giovanni

ore 16,30       Santa Maria – Passo Umbrail – Passo Stelvio – Trafoi - visita casa natale e trofei di Gustav Thöni

ore 19,00       cena e pernottamento

3° giorno      ore   8,00       colazione                                                                sabato 11/6

ore   9,30       Malles – visita chiesa di san Benedetto

ore 10,45       Malles – visita al Monastero benedettino di Monte Maria

ore 13,00       pranzo libero

ore 14,00       San Valentino – CuronResiaNauders –  Samnaun

ore 19,00       cena e pernottamento

4° giorno      ore   8,00       colazione                                                           domenica 12/6

ore   9,20       salita con mezzo navetta a Castel Juval  e visita alla residenza di Reinhold Messner

ore 13,00       pranzo libero e partenza per il rientro

ore 21,00       arrivo previsto

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- Luoghi di visita in ordine di tempo -

 

 

   

 

 

MERANO 325 m.s.l.m. – La Città è inserita geograficamente in una conca, nella quale confluiscono la val Venosta e la val Passiria. I Portici collegano Piazza del Grano e piazza Duomo per 400 metri fiancheggiati dal centro commerciale cittadino. Il Duomo costruito in stile gotico tra il 1310 ed il 1455 è dedicato al Patrono S. Nicolò, a lato il campanile alto 83 m. è simbolo della Città. Di rilevanza artistica sono gli altari ed il pulpito. Il Castello Principesco costruito nel 15° secolo, è situato alle spalle del Palazzo Municipale e fu residenza dell’arciduca Sigismondo e dei Principi del Tirolo. E’ considerato uno dei castelli più completi e meglio conservati dell’Alto Adige. I Giardini di Castel Trauttmansdorff (a Scena) con al centro il castello che il Conte fece costruire verso il 1850 ove l’imperatrice Sissi vi trascorse due soggiorni di cura invernali, accoglie, con preziosi elementi d’arredo e ricostruzioni d’epoca, il Museo del Turismo tirolese, rievocando 200 anni di sviluppo del Sudtirolo in una delle mete di villeggiatura più ambite d’Europa. In giugno i cespugli fioriti di lavanda, tosati tondi, ricordano le distese provenzali.

 

     

 

La Chiesa di S. Procolo sul limitare di Naturno è il monumento più spesso decantato dell'Alto Adige. Costruita nel VII secolo lungo la Via Claudia in commemorazione di San Procolo, vescovo di Verona e poi acclamato patrono degli animali e protettore delle acque, risalta per i suoi affreschi d'epoca pre-carolingia considerati i più importanti tesori artistici dell'Europa centrale. Degni di nota sono anche gli affreschi gotici del XIV secolo, riproducenti la storia della creazione.

L’alloggio è previsto in autentico agriturismo presso la Famiglia di Josef Rainer - Maso Tumlhof - in Val Senales, in mezza pensione con pasti in “stube”, camere con wc/doccia, in 5 doppie ed 1 singola.

 

   

 

SLUDERNO m.s.l.m. 950. Castel Coira.

Costruito fra il 1253 ed il 1259 dal vescovo di Coira Heinrich von Montfort, 50 anni più tardi entrò in possesso dei conti di Mazia. Dopo la loro estinzione, nel 1504, passò ai conti Trapp che ancor oggi vi soggiornano durante la stagione estiva. Sontuoso testimone dell'arte rinascimentale è l'androne ad arcate mediano del loggiato a tre piani. Le colonne, tutte diverse tra loro, sono di marmo di Covelano. Lungo la volta si dirama, fruttuoso e adornato di foglie, l'albero genealogico dei conti di Mazia e Trapp. Le pareti mostrano scene del mondo fiabesco di Esopo. Il punto culminante della visita al castello è rappresentata dall'armeria che contiene tutte le armature di proprietà familiare ed è l'armeria privata originale più ampia del mondo.

GLORENZA – 907 m.s.l.m. - originariamente un paese, negli anni 1291-1294 ottenne dal principe regnante del Tirolo Mainardo II il privilegio di "civitas" divenne cittadina medievale di confine e commerciale. Il periodo di maggior fioritura è rappresentato dai secoli XIV e XV. Particolarmente interessanti da vedere sono i resti del paese del XII secolo ancora ben conservati, i portici del XIII secolo, nonché le antiche fortificazioni, gli edifici signorili del XVI secolo e le mura di cinta dell'età rinascimentale perfettamente conservate, i torrioni e i pittoreschi portici permettono di rivivere l'atmosfera immutata di tempi passati.

 

        

 

MUSTAIR (Ch) – 1248 s.l.m. Il Monastero benedettino di San Giovanni, a Mustair nell'omonima vallata, è da qualche anno stato dichiarato "patrimonio mondiale dell'umanità" dall'UNESCO. Si ritiene sia stato fondato da Carlo Magno. Nella chiesa del monastero è presente il più grande ciclo di affreschi dell'alto medioevo. L'affascinante Museo offre una visione dello sviluppo nonché del ricco possedimento culturale e artistico del monastero.

STRADA DELLO STELVIO – m.s.l.m. 2.758. Seconda strada di valico più alta dell'arco alpino, “cima Coppi”, con oltre 46 tornanti. Sulla vetta, "Drei-Sprachen-Spitze" e sul Monte Scorluzzo, postazioni della 1° guerra mondiale. A Trafoi, nell'albergo "Bellavista", visita all’esposizione di coppe mondiali, trofei e medaglie olimpiche di Gustavo Thöni.

 

   

 

BURGUSIO – m.s.l.m. 1333. L'Abbazia di Marienberg a (Monte Maria). I primi monaci giunsero dal convento svevo di Ottobeuren, e fecero di Monte Maria un centro religioso di lingua tedesca in un circondario retroromanico. Il monastero barocco fu messo più volte a dura prova da peste, guerre contadine e da agitazioni religiose. Monaci svevi contribuirono a ridarne splendore, ampliandone la struttura e cambiandone l'aspetto in stile barocco. A ricordo del periodo romanico restano il portale principale e gli affreschi nella cripta.

SAN VALENTINO – RESIA – CURON - m.s.l.m. 1470. Un lago che sembra estendersi fino alle nevi perpetue di ghiacciai con il campanile che improvvisamente spunta dalla acque limpide. Questo campanile del XIV secolo è l'unica testimonianza rimasta dei paesi di Curon, di Resia e di San Valentino che nel 1950 dovettero cedere il posto a questa immensa costruzione artificiale. Nonostante le resistenze da parte della popolazione, il livello dell'acqua di ambedue i laghi naturali di allora (Lago di Resia e Lago di Curon) è aumentato di 22 m e l'intero altopiano che comprendeva 677 ettari di terreno fu praticamente inondato.

 

 

SAMNAUN m.s.l.m. 1840. Rinomata località turistica della Svizzera nota inoltre per essere "zona franca".

VAL SENALES – All’ingresso della valle si erge Castel Juval su un ripido sperone roccioso. La struttura difensiva, costruita intorno al 1278 da Hugo von Montalban, dal 1983 è residenza del famoso alpinista Reinhold Messner. Accanto a raccolte d'arte private, testimonianza dei suoi viaggi attraverso diverse culture, quali la ricca raccolta tibetana e le maschere di quattro continenti, può essere visitato lo stesso castello.

 

    

 

 

*

Nei giorni di viaggio in Sud Tirolo ho potuto apprezzare le sue capacità organizzative,
culturali ma soprattutto le sue qualità umane. 
Grazie per avermi fatto conoscere ambienti speciali e persone simpatiche e cordiali. 
Non potendo esprimere in altro modo la mia gratitudine
mi permetto di inviarle a ricordo della vacanza due miei modesti lavori
ispirati dalla bellissima gita.
Cordiali saluti
Litiana Balzi

 

 

VIAGGIO

 

Senza soste

senza approdo

remeggio

nel mare aperto della vita

Bevo la luce

nel limpido cristallo

del mattino

l’inseguo a sera

sull’orlo del monte

mentre questa

indugiando si nasconde

Issate le vele al vento

fugace libertà

assaporo

finchè la corrente

mi trascina via

Scappo

dal flusso rovinoso

volando con lo spirito

su ali di fuoco

Affamato uccello

m’accovaccio

sui rami più bassi

distillo tra i rami

le beffe del mondo

la traversata faticosa

il tempo che stringe.

Col sogno e la poesia

sano le ferite

di quel mare

che di rado mi concede

momenti di bonaccia

 

 

TRA CIME E VALLI

 

Essenza

di resina e di fieno

gravida del mormorio

dell’acqua e delle cose

aromatica armonia

tra i sassi del monte

nel silenzio morbido dei prati.

sui sentieri asfaltati

Leggeri … senza tempo

senza sapere come … quando

saliamo

verso l’infinita libertà

verso il silenzio

La luce dei vasti orizzonti

riverbera

sulle nivee striature delle cime

batte alle tempie

ferisce gli occhi

si scioglie nel sangue

filtra i pensieri

verso l’eterno li sospinge …

Come pioggia d’oro

li disperde

nel rotolio dell’ombre

che lievi scivolano a valle.

e nella mente

che in racchiude

tale prodigio di luce e forza

per trasformarlo

in immagine e canto

 

*

 

Il giardino botanico di Castel Trauttmansdorf - San Procolo a Naturno - San Giovanni a Mustair CH

Il Castello Principesco a Merano - Castel Coira - Cena in stube al Maso Tumhof della famiglia Rainer

Colazione al maso - San Valentino alla Muta presso il passo Resia - Castel Juval di Reinhold Messner

 

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GITA

Nel Tirolo 2005

 

Fiori multicolori

meline ancor verdi

incontri di valli tirolesi

brividi bianchi

su per la scoscesa

via dello Stelvio innevato

profumo di wurstel

e di speck

nell'antico maso

ben conservato

ritmico concentrato

di visite con guida

a monasteri e castelli

chiese portici

mentre purissime acque

scorrono copiose

ed anche imbrigliate

con meticolosa tecnologia

per irrigare

culture anche forzate

di tutto questo ringrazio

il capo equipaggio

architetto del viaggio

le mani strette in un caloroso

amichevole abbraccio.

 

Mirella Bacchelli

 

 

Castel Coira - Trafoi casa e albergo di Gustav Thoeni

Burgusio - Lago di Resia - Castel Coira

 

 

APPUNTI  IN  VIAGGIO

 

Questo scritto non ha la pretesa di essere un diario, ma raccoglie appunti e sensazioni captate in viaggio che mi hanno recato spunti di riflessione, soprattutto sulla mia vita.

Il progetto

 

Ci attende una meta di quattro giorni in Sud Tirolo preparata accuratamente da Franco, e desiderata da mesi, densa di arte e spiritualità, con visite in monasteri, chiese, musei, natura incontaminata con paesaggi unici ed un'escursione in Engadina (zona del canton Grigioni) in Val Monastero (Mustair): uno dei paesaggi svizzeri più accattivanti, dove la storia, la tutela ed il rispetto dell'ambiente trovano la loro massima espressione.

 

La partenza (9 giugno 2005)

 

Mirella, Litiana ed io, provenienti da Perugia, ci uniamo a Valdichiana con il resto del gruppo. Sul pulmino, preso a noleggio, siamo in nove persone, (di cui tre ex colleghi): Franco l'architetto, Valeria sua moglie, Giuseppina e Valerio suo marito, Fausto e sua moglie Paola. Giancarlo e Laura hanno rinunciato all'ultimo minuto, così sono subentrate al loro posto Mirella e Litiana, due mie amiche conosciute a Perugia.

Oliviero e Maria Grazia si sono uniti a noi il secondo giorno e ci hanno seguiti con la loro auto.

Un gruppo ben assortito di gente simpatica, unita da affinità e da diversi e comuni interessi.

 

L'approdo

 

Arriviamo a Merano, la nostra prima tappa. Siamo giunti nel bel mezzo delle spettacolari alpi dolomitiche. La cittadina appare sobria ed elegante. Facciamo un giro sotto i portici medioevali dando un'occhiata alle vetrine dei negozi. Tra questi, Valeria ci indica un'insolita ed antica cereria ed un negozio di statue in legno dipinto. Si va al Museo e poi  al castello principesco. Il piccolo castello, al centro del paese, è completo di stube, soffitti a cassettoni, pavimenti in legno, in cotto o pietra locale, letti con baldacchino, armeria, strumenti musicali. É delizioso nel suo genere tipico alpino, con materiali di elezione locale quale pietra e marmo, ferro e legno. 

Nella cappella privata adiacente al cortile si sta celebrando un matrimonio. La porta in legno del castello rimane chiusa, ma al centro c'è una porticina destinata al passaggio. É stretta e bassa per motivi di sicurezza e consente il passaggio ad una persona alla volta che deve anche chinarsi. Questo passare per la porta stretta mi riporta al pensiero della catechesi recentemente frequentata e al mio progetto di vita. Quale? Quello della rinuncia e del dono di sé? Il passaggio per la porta stretta significa anche trasformazione: "Chi non desidera essere trasformato prima possibile ad immagine di Cristo?". Trasformarsi nel rinnovamento, nel cambiamento. Questo è il senso del passaggio. Infatti, la sposa è titubante sulla porticina e sembra rinviare il momento del passaggio ed è comprensibile perché proprio per il significato del sacramento appena celebrato, varcare la soglia assume valenza pregnante di mutamento, con le responsabilità che il gesto comporta.

Non basta ascoltare la Parola, occorre seguirla e portare frutto nella perseveranza. Mi sento così ingombrante, anche fisicamente e carica di bagagli inutili. Riuscirò ad accedere alla salvezza?

 

Il Giardino Botanico

 

Visitiamo il castello Trauttmansdorff il cui interno è oggi modernamente trasformato nel museo del turista "Turiseum". All'interno affiorano sporadici elementi della passata gloria. É mantenuto con cura l'ottocentesco giardino botanico, di qualche ettaro. Occorrono almeno tre ore per apprezzarne tutti gli angoli. Anch'esso è stato un po’ rimodernato. Gli alberi, i cespugli, i fiori sono gli autentici cimeli di famiglia, originali, intoccati. Pranziamo al sacco, seduti sulle panchine che si affacciano sul laghetto, circondati dai profumi delle pareti grondanti di piante ricadenti in fioritura. Ci facciamo tutti sedurre dagli assaggi del cibo altrui. Infine cediamo alla dolce tentazione dei grappoli di ciliegie colte da Valerio nel suo orto ad Ameria. Sono state molto apprezzate ed hanno acquistato un gusto ed un valore speciale in quel contesto così raffinato.

Abbiamo una guida femminile che ci spiega come nella valle meranese, il particolare microclima abbia consentito l'attecchimento di specie esotiche delicate. Ci accompagna tra i viottoli del parco, tra ruscelli, fontane, cascatelle e ci illustra, nel suo italiano con pronuncia quasi perfetta, gli arbusti, gli alberi le specie. Le più varie. Specie vegetali esotiche e non comuni, magnolie dal Giappone, ginkgo biloba importati dal Brasile e rododendri dall'Himalaya, abeti dal Canada, serra delle succulente africane ed americane. Olivi, ciliegi, agrumi mediterranei in fiore e con frutti, carciofi giganti con sfumature purpuree, grandissimi  papaveri dai petali rosso lucido, papaveri  "pulcinella" dai colori giallo, arancio, bianco. Colori inconsueti per il papavero, che hanno acceso l'entusiasmo femminile nel gruppo e suscitato l'impellente desiderio di acquistarne i semi per riproporli nei propri giardini. Quartieri riservati alle rose antiche, zone decorate con accostamenti tutto bianco o tutto rosa e lilla con armonia e senza casualità, tutto appare ordinato.

Una tavolozza di colori incredibile dai verdi più sfumati ai rosa accesi. Il percorso è molto vario, un punto di vista  spicca in alto con balcone a getto nel vuoto, discese e salite si alternano con percorsi dai nomi romantici ("la passeggiata di Sissi"), fino al laghetto con ninfee e piante acquatiche ed un serra di piante tropicali nella quale si sviluppano enormi farfalle. Fiori, tanti fiori, mi sento inebriata di parole, profumi e colori.  É così che ho immaginato di perdermi piacevolmente … nel bosco … delle emozioni.

 

Arte carolingia

 

La Chiesa di san Procolo, a Naturno in Val Venosta. Il santo vescovo è patrono degli animali. Il custode, un bel signore dalla chioma bianca ed occhi azzurri, ci illustra la storia della chiesa  costruita sulla via romana Claudia e sulle rovine di un tempio pagano. Alcuni affreschi, i più antichi, sono pressoché unici in Europa risalgono al periodo pre-gotico (VIII secolo). La chiesina è completamente affrescata sia dentro sia fuori, su di una parete laterale.

Alcuni affreschi sono molto particolari per le caratteristiche delle figure tutte uguali, senza sfumature né profondità, i volti con grandi occhi sbarrati, mai visti altrove, perciò rara testimonianza dell'arte pre carolingia. A me appaiono come fumetti di un artista ingenuo, "naif". Rappresentano episodi della vita del santo vescovo, illustrati in modo divertente ed insolito. In particolare la scena del vescovo Procolo, perseguitato, che fugge dalla città calandosi con una corda ad "U" sulla quale è seduto come quando si va in altalena. Un corteo di mucche sorridenti (con caratteristiche quasi antropomorfe) con un imponente cane alla guida  occupa tutta la parete ove è aperto l'attuale ingresso. É veramente sorprendente trovare un tale soggetto in una chiesa. Altri affreschi più recenti furono sovrapposti ai più antichi. Tra questi un'ultima cena ove Pietro ha due volti e ove Giuda ingoia, insieme al boccone che gli porge Gesù, un piccolo diavoletto, metafora del tradimento. Capisco la debolezza umana di entrambi gli apostoli perché vivo sovente momenti di ambiguità e di contraddizione. Infatti, a volte, per paura, rinnego la mia fede e ciò in cui credo, e a volte mi sento tentata  su sentieri normalmente deprecati. Instabilità, vulnerabilità e miseria umana! 

Motivi nastriformi celtici, dal significato criptico, separano  tra loro  gli specchi pittorici.

Testimonianze similari si ritrovano nella Chiesa di San Benedetto a Malles e a Lasa nel duomo.

Siamo stati coinvolti in un bel concentrato d'arte!

 

Il maso

 

Giungiamo che è ancora giorno al maso Tunlhof in Val di Fosse, deviazione della Val Senales. Si trova inerpicato tra i monti. É una tipica fattoria di montagna  in legno e pietra, balconi fioriti, circondata di monti, prati, piante da frutto, animali. Appartiene al Sig. Rainer che è stato sindaco del paese. Le altre componenti della sua famiglia, figlie e nipoti, sono gentili, semplici e laboriose. La cucina e la sala da pranzo detta "stube" si trovano a piano terra, le camere al 1° piano, al 2° piano la soffitta, bellissima, tutta in legno, arredata con una  vetusta cassa da corredo ed un ritratto di un vecchio, un antenato, suppongo. Tutto riflette lo spirito del luogo. Alcuni mobili tipici dipinti e qualche oggetto antico creano un'atmosfera un po' rétro. Dalle finestre della mia camera che divido con Litiana, si ammira un paesaggio montano unico: cime piene di boschi, dirupi e in fondo alla valle il ruscello, stalla sottostante con mucche, caprioli ed un maschio dalle possenti corna ramificate.

La stube in legno ci accoglie ai pasti. In essa troneggia la stufa in maiolica e le simbologie religiose tipiche: il crocefisso, l'immagine della Madonna, una statua lignea del Santo Floriano, inoltre vari trofei di caccia impagliati: la testa di un camoscio, un gallo cedrone.

Colazioni e cene tipiche appetitose, il cibo è buonissimo. Il clima è raccolto e familiare. Ci sentiamo dei privilegiati. Non ci sono altri ospiti oltre il nostro gruppo. Franco e Valeria sono molto cortesi anche a tavola, perché servizievoli. Mirella ha sfoderato la sua "verve" recitando alcune poesie e Oliviero, la sera successiva, ha cantato un repertorio di canzoni dialettali. I componenti entranti hanno rallegrato la comitiva portando una nota di novità.

 

Castel Coira

 

In Val Venosta a Sluderno abbiamo visitato un altro bel castello che appartenne ai conti Mazia ed ora ai Trapp: Castel Coira. L'albero genealogico delle due famiglie che si sono "intrecciate" è dipinto sulle volte del loggiato interno. Un percorso pittorico da seguire con il naso all'insù, ma poi abbassando un po’ lo sguardo sulle pareti siamo stati allietati dalle immagini di diverse favole di Fedro con relative scritte in latino, che abbiamo faticato a tradurre (acc!). Un loggiato costellato d'illustrazioni sulle favole … Ci ha fatto vivere … una favola nella realtà o meglio una realtà di favola! Ancora grazie Franco!

Tutto il complesso è interessante: dalla biblioteca  alla spettacolare armeria privata di famiglia.

Questo percorso mi ha suscitato il desiderio di riprendere lo studio del latino. (Ma conosco la mia incostanza e volubilità! ...)

 

Passo Stelvio

 

Dalla Val Mustair si sale sempre più in alto fino al passo dello Stelvio. Il mezzo si arrampica lungo tratti di sentiero sospesi nel baratro. I fianchi dei monti sprofondano centinaia di metri, in fondo scorrono torrenti, gli occhi sono feriti dalle altezze degli abissi. Il cuore accelera il battito e le vertigini fanno tremare le ginocchia.

Siamo giunti al passo Stelvio a quasi 2800 metri (una impresa da record per alcune di noi, sempre sotto l'incubo della pressione alta!), Appena più in alto, visitiamo una chiesetta consacrata alla "Madonna della neve" nella quale scopriamo, con Giuseppina, che qualcuno le ha dedicato una poesia di cui non ricordo parole ma solo l'eterea bellezza. Al culmine del passo, si mostra nella sua maestà, il massiccio innevato dell'Ortles Cevedale la cui vetta e fianchi sono stati teatro della grande guerra 1915-18 tra italiani ed austroungarici. Nel nuovo millennio, per effetto dello scongelamento dei ghiacciai tornano alla luce numerosi reperti bellici e montagne di gavette e lattine arrugginite. Mi assalgono antiche rimembranze e forti emozioni di quando, bambina, ascoltavo i racconti della vita di soldato al fronte, da mio nonno, reduce dalla ritirata e sconfitta di Caporetto, mentre sfasciava il ginocchio ferito in guerra da una scheggia e mai guarito. Mostrava la baionetta, accuratamente nascosta nel doppiofondo del comò, a me e a mia sorella, bambine stupìte, che non ne capivano il significato. Raccontava dei rigori del clima invernale, delle notti nelle trincee, delle paure di giovane soldato che aveva lasciato moglie e figlioletta e di episodi  di solidarietà anche tra nemici. Sì perché soprattutto ai confini erano inviati gli alpini di origine locale che, in tempo di pace, avevano stretto amicizia con gli austriaci e molti dei quali si erano tra loro imparentati. Nessuno sapeva il perché di quella guerra, né avrebbe voluto quello sterminio. Mi sovviene la preghiera di papa Giovanni Paolo II :"Mai più la guerra" e tutti i suoi toccanti appelli ad ogni preludio o all'insorgere di conflitto. É allora che un nodo alla gola mi stringe e un interrogativo affiora  alla mia coscienza silente: "Fino a quando la cultura della non violenza rimarrà subalterna?" una frase che amo, scritta da Don Tonino Bello, un profeta della "non violenza", uno dei vescovi più straordinari del post Concilio. Una lacrima, non più trattenuta  si affaccia ai miei occhi. La vita umana considerata senza valore … Quanti teologi della non violenza sono passati inascoltati? Quanti interrogativi retorici! La natura dell'uomo non cambierà mai? Eppure ogni giorno combattiamo una guerra e siamo strumenti di morte anche solo con le parole …

Scendiamo dalla parte opposta i 48 tornanti dello Stelvio grazie all'abilità di Franco. Si merita più di un applauso. Sosta all'Hotel Bellavista di Gustav Thoni che troviamo intento a lavorare. Non si accorge neppure del gruppo. Sua moglie ci spiega gentilmente che sono molto indaffarati per la riapertura estiva dell'albergo. E così passiamo oltre dopo aver conosciuto Oliviero e Maria Grazia con i quali ci siamo dati appuntamento proprio lì.

I Monasteri

 

Il monastero benedettino di Monte Maria, ricco di storia. Nella chiesa conventuale, è collocata una cripta con volte a vela  decorata con un ciclo di affreschi romanici. É illustrata in duplice lingua - tedesco ed italiano - da un padre benedettino. Ho assaporato questa lunga e dolce melodia di suoni sconosciuti in un idioma che avrei desiderato capire. Ho ammirato le figure eteree degli angeli con intento anche di riprodurne il disegno. Il convento è vissuto da monaci benedettini che vivono in clausura nell'osservanza della regola.  

Da Glorenza, splendida cittadella fortificata dell'alta Val Venosta, dopo aver superato il controllo doganale, si raggiunge la dolce Val Monastero (Munstair) ove campeggia il Monastero di San Giovanni, abbellito da affreschi carolingi e saturo di opere d'arte. É stato sempre vissuto solo da monache dirette da una badessa. La più famosa fu Angiolina Planta che intorno al 1500 fece restaurare la torre, un mini-convento nel convento, e che si concesse qualche "agio", ad esempio:  salottino  "bomboniera" per ricevere persone di riguardo e camera da letto con latrina personale!

Sarebbe interessante approfondire il paragone ed evidenziare le differenze tra la spiritualità monacale maschile e quella femminile. Credo che gli indici di varianza dipendano sia dai ruoli sociali e religiosi, sia dal tempo e dai contesti.

Sono stata sempre attratta dalla vita claustrale così austera ed intrisa di quiete e di pace, scandita dalla preghiera, dal lavoro e dalla meditazione nel silenzio. C'è stato un momento, nella mia adolescenza (13 anni), in cui avrei desiderato entrare in clausura, come consacrata. Mio padre, al quale un giorno, nella chiesa in cui fui battezzata, esternai questo desiderio, mi dissuase nella convinzione che fosse frutto di un capriccio e che non fossi animata da una ferma determinazione. Mi convinse di proseguire gli studi argomentando che comunque, dopo averli completati, se fossi rimasta della stessa intenzione, avrei avuto più possibilità di diventare una "badessa". Ciò non tanto perché nutrisse ambizioni su di me, ma nella convinzione che nei conventi, spesso le religiose che rivestono posizioni più umili subiscono angherie dalle più titolate. Conoscendo il mio carattere autonomo, mi ha colpito nel vivo, e così si è smorzata la mia "vocazione".

Il campanile che emerge dall'acqua

 

Il campanile che spunta dall'acqua è un obelisco dal simbolismo metafisico-surreale. Segna il luogo ove non esistono più i tre paesi San Valentino, Resia e Curon.

Isolato nel lago emerge, quale fantasma vivente, stele funeraria di paesi morti nel lago. Un "lock-ness" di pietra, un vessillo che segna un passaggio nella storia recente, forse non così onorevole, ma apparentemente necessario.

Mentre passeggio sulla striscia di terra emergente dal lago, creato dall'unione dei due preesistenti, sono rimasta affascinata, oltre che dal paesaggio riflesso nell'acqua, anche dal suolo, pieno di ciottoli verdi e grigi  granitici, che al sole mostrano luccichii argentei, dorati, ramati e bronzei. Un vero tappeto brillante che si insinua nel lago come una lingua infuocata di drago che cerca refrigerio. La striscia di ciottoli si ricongiunge all'altra sponda per mezzo di una piccola diga di sassi  appena affioranti dall'acqua. Franco e Valerio hanno passato il guado, saltando sui massi emergenti  dall'acqua della diga, con abile equilibrio, invitandoci a fare altrettanto, invece noi donne non ne abbiamo avuto il coraggio. Ho riportato parecchi ciottoli luccicanti e li ho stesi a mo' di tappeto, come nei giardini zen, in terrazzo. Così, quando il sole li illumina, rivivo per un attimo di quella magica atmosfera alpina, sì perché non mi accontento solo del ricordo dei momenti felici, ho bisogno di qualcosa di tangibile che  possa rimanere  incluso nel materico della mia vita.

 

Castello di Reinhold  Messner

 

In Val Venosta, aggrappato ad un costone a sbalzo su di una vetta, sorge Castel Juval. Per accedervi c'è un buon cammino da fare a piedi, ma ne vale la pena. Nel cammino d'altronde si nasconde il senso del viaggio, ma questo si appalesa solo al ritorno, quando si è potuto apprezzare e si è capito il valore della mèta.

Si presenta un complesso medioevale ben tenuto e una parte, quella diroccata, è coperta con un tetto di vetro, che trovo esteticamente notevole per il senso di leggerezza e spazialità che infonde ma soprattutto perché consente di ammirare il cielo, che rappresenta la "summa" dell'infinito.

Nella zona visitabile o museo, sia interno sia esterno, sono collocate, non casualmente e con puntuali significati, una miriade di statue e simboli delle religioni buddista, scintoista, induista e che riportano al ciclo della vita karmica, delle rinascite e delle reincarnazioni.

L'arte in esso esposta ha il potere di elevare lo spirito e di ricondurlo ai più alti livelli spaziali, al pari della scalata della montagna, metaforicamente al cielo, dunque, ove risiedono le divinità. Questo concetto di trascendenza fisica e spirituale è il tema conduttore di tutto il percorso.

La torre, ultima tappa e baluardo è già, di per sé, costruzione simbolica ascensionale. Ritenuta da sempre allegoria dell'ascesa al cielo o meglio di scala tesa a raggiungerlo. Infatti, non a caso, nel vuoto centrale della torre è stata appesa una scaletta in corda con questo preciso intento, deduco. Tutt'intorno alle pareti sono allocati quadri rappresentanti cime di montagne sacre,  poesie e scritti, alcuni di Messner, su temi analoghi, sul cielo e sul significato di sacralità dell'ascesa dei quali siamo rimasti deliziati, mentalmente intrigati ed infine  definitivamente conquistati.

Epilogo

 

Nella vacanza culturale si realizza l'otium  nel significato latino di rilassamento meditativo e di contestuale apprendimento.

Il viaggio elettrizza, infiamma, esalta, incanta, disinibisce, accomuna. Sazia la sete di conoscenza mentre allontana il pensiero della morte e la combatte creativamente. Allevia la monotonia e la fatica del quotidiano. Realizza il desiderio inconsapevole del nomadismo. Il viaggio è stimolo e ricerca interiore. É follìa perché fa volare l'immaginario. É sempre molto ambìto perché consente di realizzare i sogni. Il viaggio è condivisione. Di cammino, di emozioni, di cultura, di competenze, di schermaglie verbali, di gioia e di delizie, anche culinarie, di approfondimento della conoscenza interpersonale, in ultima analisi, di tempo e di vita. Ci si osserva meglio, ci si apprezza, si valuta il punto di vista degli altri, forse si critica, ci si svela; questo donare è arricchimento interiore e questo ricevere è acquisizione di strumenti che ampliano l'orizzonte delle scelte consapevoli.

Il percorso non è mai soltanto un viaggio in senso stretto ma corrisponde sempre ad un viaggio teologico, spirituale, di riflessioni, di meditazioni che portano invariabilmente alla crescita o se vogliamo, al cambiamento.

Spero che questo scritto, per ciascun lettore, appaia vivo e pulsante di vita e mi auguro che funzioni da specchio alle bellissime emozioni che ho provato. Perché "Soltanto l'emozione ci salva dall'insensatezza del mondo". Così ci insegna Alexander Lurja il più grande neurologo dei nostri tempi.

 

Mi sono sentita appagata e sono felice di essere stata bene; per questo sono riconoscente a Franco che ha organizzato il viaggio sapientemente guidandoci nei meandri dei percorsi, Valeria che ne ha condiviso compiti ed incombenze e veramente a tutti gli altri per ciò che mi hanno saputo donare.

                                                                                                                                     Gabriella Massarotti

 

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UNA VACANZA DIVERSA

 

Avete mai pensato di fare una vacanza diversa, utilizzando circuiti non convenzionali? Da due anni, grazie all’invito dell’architetto Franco Della Rosa, ho il piacere di sperimentare un modo di viaggiare consapevole, disponibile all’incontro con la gente del luogo e rispettoso della natura, all’insegna dell’amicizia che procura una rigenerazione tra corpo e spirito. Tutto ciò, in modo molto economico, ma senza rinunciare a tutte le comodità, noleggiando un pulmino da 9 posti e dividendo le spese di viaggio.

Quest’anno la nostra meta era il sud Tirolo (Val Venosta e Senales) con escursioni in Svizzera ed Austria, in un intrigo di valli, tra chiese, castelli, vette innevate e panorami mozzafiato. Qui il dominio estetico del brutto abusivo è pressoché inesistente: è impressionante infatti, il rapporto armonico tra individuo e ambiente. É il rispetto assoluto del patrimonio naturale che spinge la popolazione a costruire le infrastrutture comunitarie e sociali tali da rendere il paesaggio unico.

Fiore all’occhiello della nostra vacanza è stato alloggiare nel “maso”, una specie di casa-fattoria che gli abitanti del luogo mettono a disposizione dei turisti in un clima familiare. Suggestivo al mattino svegliarsi al dolce rumore del ruscello, al muggire delle mucche e all’acre odore di fieno. Che delizia fare colazione con il profumo del pane fresco, del latte appena munto e dell’inconfondibile speck locale!

E via … ad esplorare le bellezze del luogo. Qui le suggestioni artistiche non si trovano solo nei musei ma prima di tutto nel paesaggio, in un panorama da favola, che si stende tra i caratteristici villaggi e sterminate vallate. Rivedendo velocemente il nostro itinerario, abbiamo visitato:

 

MERANO città mitteleuropea, centro culturale e artistico tra i più importanti dell’Alto Adige. Anche l’imperatrice Sissi seppe stimare la città termale, facendosi viziare nel corpo e nella mente;

NATURNO con la chiesa di S. Procolo, risalente al VII secolo, con affreschi carolingi del IX secolo, i più antichi della regione;

SLUDERNO dominata dal grandioso Castel Coira, abitata ancora oggi dai conti Trapp, con all’interno la sala delle armature, tra le più grandi al mondo;

MUSTAIR e il convento benedettino di S. Giovanni, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, fondato da Carlo Magno. All’interno – nel 1913 – è stato scoperto, infrangendo la quiete claustrale delle monache benedettine e destando un grandissimo interesse  tra gli storici dell’arte, il più grande ciclo di pitture murali carolinge e romaniche;

GLORENZA unico esempio di borgo fortificato in Alto Adige, la più piccola città d’Italia, con i suoi 850 abitanti e dove – udite udite! – nel 1519 il tribunale ha portato avanti un curioso processo ai topi;

LASA e il suo oro bianco, il marmo, apprezzato e usato per la sua inconfondibile bellezza dagli scultori di tutto il mondo;

PASSO STELVIO a 2.758 m., con la sua strada di montagna - la più suggestiva dell’intero arco alpino grazie ai suoi 48 tornanti -

TRAFOI rinomata località sciistica nel cuore del massiccio dell’Ortles dove le cime dei ghiacciai arrivano a toccare i 4000 m. di altezza. E’ qui che Gustav Thoeni si è esercitato con le prime discese;

BURGUSIO dove si erge a 1333 m. il convento benedettino di S. Maria, centro di fede, di scienza e di arte con le sue mura bianche di calce, l’alto campanile e le 400 finestre. La cripta conserva un ciclo di affreschi romanici dedicati alla corte celeste;

CURON VENOSTA moderno centro di vacanza sulle sponde del lago di Resia, ricostruito dopo che il vecchio paese fu sommerso dal bacino artificiale. Dalle acque del lago emerge il campanile del XIV secolo, inquietante simbolo dell’esodo forzato della popolazione del luogo che ha saputo trovare comunque nel turismo un nuovo equilibrio economico;

CASTEL JUVAL, residenza estiva di Messner. É qui che ho provato forti emozioni. Si trova all’ingresso della Val Senales, arroccato in posizione strategica e difensiva. Il percorso in salita regala impareggiabili scorci della vallata. Una volta giunti al castello si entra nella magica atmosfera tibetana: sculture e oggetti provenienti dall’India, dal Nepal, dal Tibet, dal Bhutan, maschere dei cinque continenti, infine la galleria con quadri che illustrano il rapporto di Messner con la montagna. Man mano che si leggono i pannelli esplicativi e le suggestive frasi: “Alpinismo come azione, meditazione ... un perdersi, staccarsi di continuo da sé”, “Le montagne simboleggiano l’oltre”, “In ogni continente vi sono culture che vedono nelle montagne il ponte tra cielo e terra”… si entra nell’anima di questo personaggio dalla grande volontà e determinazione che ha fatto dell’alpinismo una ragione di vita, e si scoprono le sensazioni che questo sport sa sprigionare ma anche le insidie: non solo fascino dunque ma dura realtà ai limiti della sopravvivenza. Dal 1969, Messner ha intrapreso più di 100 spedizioni, conquistando le 14 vette più alte del mondo. D’estate vive al castello insieme alla sua famiglia, dove si dedica alla gestione dei masi di montagna, alla scrittura e all’allestimento di strutture museali. É proprio a Castel Juval che  Messner ha realizzato il suo sogno: mantenere il paesaggio antropizzato dell’Alto Adige in una perfetta simbiosi tra cultura, agricoltura, gastronomia e turismo. Visitando, quindi, il castello ho potuto conosce la sua forte personalità di uomo libero che ha saputo trovare nuove sfide nella sua vita straordinaria e avventurosa che lo rivelano non solo come alpinista ma anche come esploratore, scrittore, conferenziere, politico e filosofo.

Il viaggio è finito. Resterà un ricordo indelebile. Anche questa volta devo congratularmi con Franco: le sue capacità organizzative e culturali ci hanno permesso di scoprire e gustare alcuni luoghi lontani dal turismo di massa e per questo ancora più apprezzabili. Ed ora vogliamo dormire … ma non per riposare. É solo per sognare. Sognando, almeno, il viaggio continua … ed al risveglio … fantasticare sulla  prossima meta ... .

                                                                                                                                                                          Giuseppina Monzi

 

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IN PROGRAMMA - NON EFFETTUATO

 

3. giugno 2006

- La birra e la grande guerra

- L’oasi di Livigno e la transumanza

- Il marmo, l’agricoltura e l’acqua

- Castelbello e Merano

 

GITA CULTURALE in ALTO ADIGE – gruppo di 9 persone con guida

DALL’8 ALL’ 11 GIUGNO 2006

 

 

1° giorno      ore   4,00       partenza                                                                    giovedì 8/6

ore 10,00       arrivo a Foresta - visita all’industria della birra Forst

ore 12,30       pranzo

ore 14,30       Passo  Stelvio - visita al Museo della Grande Guerra e trincee

ore 18,30       Ingresso in Val Senales – arrivo al Maso Nassreidhof

sistemazione in alloggio - cena e pernottamento

2° giorno      ore   7,30       colazione                                                               venerdì 9/6

ore   8,30       attraverso la Val Mustair CH, arrivo all’oasi di Livigno – visita

ore 12, 30      pranzo

ore 15,00       Vernago – partenza per la transumanza     

ore 19,00       cena e pernottamento

3° giorno      ore   8,00       colazione                                                                sabato 10/6

ore   9,30       Lasa – visita al mondo del marmo

ore 11,00       Lasa – visita al maso Kandlwaalhof

ore 13,00       pranzo

ore 15,00       Lasa – visita ad un waal

ore 19,00       cena e pernottamento

4° giorno      ore   8,00       colazione                                                           domenica 11/6

ore   10,0       visita al castello di Castelbello - Merano

ore 13,00       pranzo libero e partenza per il rientro

ore 21,00       arrivo previsto

 

 

- Luoghi di visita in ordine di tempo -

 

 

FORESTA - 330 m.s.l.m. - All’inizio della Val Venosta.   Nota per la fabbrica della birra Forst

fondata nel 1857 da Josef Fuchs, con sede a Lagundo, per l'esattezza a Foresta. Uno dei segreti della qualità delle birre Forst è la sorgente del monte San Giuseppe dalla quale la birreria attinge un’acqua particolarmente pura. Se la materia prima è eccellente, non di meno lo è il processo di produzione. La famiglia Fuchs, tutt'ora proprietaria del marchio Forst e, dagli anni novanta, anche della birreria Menabrea, mantiene una ferrea politica della qualità che si basa sulla freschezza: ben il 50% della birra viene distribuita in fusti e non è pastorizzata.

 

       

 

PASSO DELLO STELVIO - Presso lo sportello della Banca Popolare di Sondrio, al Passo dello Stelvio (m.s.l.m. 2758) è allestito in tre sezioni storiche il Museo "Carlo Donegani". Quella blu è dedicata alla Grande Guerra; quella rossa agli Avvenimenti (scuole di sci, alpinismo, ghiacciai, sport e al Parco nazionale); quella verde alla Strada dello Stelvio.

Poco a monte (Scorluzzo) sono ancora visibili le trincee della grande guerra e i resti dell’accampamento con le cucine murate.

Proseguendo poco più avanti il sentiero dei “contrabbandieri” che attraverso il Lago d’Oro scende sino a Trafori.

L’alloggio è previsto, nel maso Wiebenhof  (m.sl.m. 1100), presso la Famiglia Robert Vent, a 5 Km. dal capoluogo della Val Venosta - Silandro, in Loc. Covalano zona Monte Tramontana, camere con bagno-doccia, in doppia o singola munite di ampia vista panoramica e ben soleggiate.

 

       

LIVIGNO - 1816 m.s.l.m. - Superata la dogana di Tubre, la Val Mustair ed il Passo del Forno, poco dopo Buffalora si attraversa il tunnel che all’uscita consente di costeggiare il lago del Gallo. Livigno si snoda su di un fondovalle di 12 Km. che degrada di appena 100 metri. É questo straordinario fondovalle piatto che accentua la caratteristica irreale del filiforme abitato. Livigno si può definire un classico "villaggio di strada", con le case di legno allineate in ordine sparso, alla base dei prati per evitare il faticoso trasporto del fieno e sfuggire alle valanghe, distanziate le une dalle altre per evitare in inverno il pericoloso propagarsi degli incendi, composte dall'abitazione vera e propria e da un piccolo rustico.

VERNAGO - 1700 m.s.l.m. - È del XIV secolo la stipula del “Contratto sui pascoli” tra i contadini della Val Senales e quelli di Vent, nella Ötztal austriaca. Questo contratto consentiva ai primi di transumare le loro greggi nella limitrofa Niedertal o sul Rofenberg nella Ötztal durante i mesi estivi. Anche dopo la prima guerra mondiale, nel 1919, quando con il trattato di pace di St. Germain l’Alto Adige fu annesso all’Italia, i contadini della Val Senales rimasero in possesso degli alpeggi e i relativi pascoli fondamentali per la sopravvivenza delle loro greggi.

 

       

LASA - 869 m.s.l.m. - La località è conosciuta a livello mondiale per l'oro bianco dei suoi Monti - il marmo. Sul posto si farà la conoscenza del marmo nel migliore dei modi con:
la visione di una serie di diapositive; una visita alla chiesa parrocchiale di San Giovanni;
un giro attraverso Lasa e lo stabilimento marmoreo di Lasa e la visita di un laboratorio di lavorazione della pietra. Presso il Maso Kandlwalhof - gestito dalla famiglia Luggin ove sui pendii soleggiati a 900 m. d’altezza, senza trattamenti, maturano frutti ed erbe aromatiche che la stessa trasforma in succhi e specialità come l’aceto di mele, di fragole e alle erbe.

Waal - passeggiando il Val Venosta non è difficile costeggiare lungo un sentiero un piccolo corso d’acqua. È facile pensare ad un ruscello naturale ma non è così. Si tratta in realtà dei “waal”, di una rete di canali ben congegnata da secoli per portare l’acqua di scioglimento dei torrenti glaciali ai campi assetati del fondovalle. Il sentiero era quindi il percorso di controllo che il “Waaler” seguiva per assicurare la giusta distribuzione ed evitare i furti d’acqua tra contadini.

 

   

CASTELBELLO - 600 m.s.l.m.  Costruito nel 1238 dai signori di Montalban, il castello negli anni seguenti cambió piú volte proprietario. Nel 1531 re Ferdinando lo diede in pegno a Sigmund Hendl. Nel 1825 il castello venne distrutto da un incendio. Nel 1949, dopo la morte dell'ultimo discendente maschile della casa degli Hendl, il castello, ridotto ormai a rovina, passó allo Stato Italiano. La Sovrintendenza ai Beni Culturali di Verona ha stanziato una considerevole somma per lavori di restauro.

   

Dal 1999 la conduzione del castello é passata al Curatorio del Castello di Castelbello. All’interno risalta la cappella del castello con affreschi dell'inizio del XIV secolo, la cosiddetta “Alte Kuchl” nel tratto sud, le sale del palazzo ristrutturate recentemente e la mostra sulla “Via Claudia Augusta”, la via romana principale della zona che attraversa la Val Venosta.

   Franco Della Rosa -3/2006

 

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