Castello del "Poggio" di Guardea

Guardea (Terni) - il castello del "Poggio" con il recinto della "quarantena" da un carteggio cinquecentesco della famiglia Doria Panphili.

Da un carteggio seicentesco della famiglia Doria Panphili

    

Viste da Guardea Vecchia e dall'Oasi naturalistica

   

Viste dal parco l'Aiuola dopo i notevoli lavori commissionati dal Dr. Aleandro Tommasi

e la Sig.ra Irene Fabi nonché dall'Ing. Marco Pica, comproprietari dall'inizio degli anni '80.

Ricostruzione lato interno ingresso sud     Piano di comparto per la ricostruzione del Poggio

Porzione del Piano Particolareggiato

     

      

Viste di restauro e ricostruzione

     

     

Il Castello oggi

Il Castello nell'aprile del 1976

     Ingresso del castello con Jimmi Savo e la Banda Comunale di Guardea.    

Lina Farini (già proprietaria del Castello, 1975). Il marito Jimmi Savo con la Banda di Guardea. Lina nel 1985.

             

Il Castello nel 1972

 

 

IL CASTELLO DEL POGGIO DI GUARDEA

(note storiche)

 

Il castello di Guardea fu costruito nei primi dell’XI secolo probabilmente incorporando un nucleo più antico di epoca alto-medioevale.

           Per più di mille anni il colle dove sorge il Castello è rimasto inalterato. Dentro le mura merlate ci sono sette piccole case

e le fondamenta di molte altre dirute, lo circondavano a cerchio nel lato di nord-ovest.

           Il castello è composto dalla residenza della Signoria con l’antistante fortezza e le sue mura merlate che racchiudono

le abitazioni degli antichi mercenari.

           La Rocca è divisa dalla fortezza e da una corte interna. Un terzo cerchio di solidissime mura,

chiude tutt’intorno il tratto sud-est ed è interrotto soltanto dal portone d’ingresso.

           Nelle sue linee architettoniche semplici ed artistiche insieme, rappresenta, per la impareggiabile posizione panoramica,

per i pregi di molte rifiniture, per l’eleganza del cortile interno e per molte altre particolari caratteristiche,

un “unicum” da annoverare fra le rarità italiane.

           Da un primo esame delle sue strutture, il Castello appare formato da vari recinti fortificati posti a spirale attorno ad un nucleo quadrilatero,

culminante in due torri di cui una, la più antica (forse i resti della costruzione alto-medioevale), è il maschio, termine della composizione assiale.

           La sua configurazione che si adatta al terreno, presenta caratteristiche di una costruzione a difesa avanzata da un lato e

di difesa piombante dall’altro, segno che i costruttori hanno saputo sfruttare molto bene la configurazione del terreno,

a salita dolce dal lato delle difese avanzate, a salita più rapida dall’altro.

           Per tali motivi la fortezza in esame, nel suo complesso, si inserisce con sue proprie particolarità nella castellologia del maturo medioevo italiano susseguente alle esperienze di difesa dei crociati in Palestina culminanti con le fasi costruttive del “Krac dei Cavalieri” e il Castello di Saone

(Siria) che furono un banco di esperienza per la guerra con sofisticate macchine di assedio, dove si abbandona definitivamente

la forma quadrata o regolare per adottare forme più difficilmente espugnabili con vari sbarramenti formati da successive costruzioni turrite,

poste una dentro l’altra precedute da stretti passaggi

in cui si poteva colpire l’avversario di fianco o di dietro.

           Per quanto ci tramanda la storia, il Castello di Guardea è tra i più antichi d’Italia, fu probabilmente fondato come feudo imperiale

ma venne successivamente assorbito nel XII secolo dal vicino “Status Alviani” feudo della Chiesa, divenendo l’avamposto chiave

per la sua difesa verso i monti che lo separavano da Todi.

           Il complesso occupa il crinale di un colle di dimensione molto evidente che domina l’abitato di Guardea con una presenza paesaggistica

ed ambientale di ottimo rilievo.

           Da qui il Castello doveva assolvere la funzione di vedetta della valle di Cocciano, dei monti e dei borghi circostanti e ancora

delle strade laterali che attraversano i monti per il Passo di Puosi o della Femmina Morta e per la Valle di san Benedetto.

           Il passaggio per queste strade non avveniva certamente senza il pagamento di un pedaggio come testimonia lo stesso nome Guardea,

da “Guardigium” che significa protezione, difesa, derivata dal termine “guarda” che vale “tributo” dovuto dai sudditi ai Signori del luogo

per la protezione e la garanzia che ne ricevevano.

           Alterne comunque le vicende successive, ora con Todi, ora con la Camera Apostolica, ora con Orvieto,

ora a vivere una breve stagione di autonomia.

Prevalse Todi, che nel 1232 riuscì a impossessarsene.

           Importante per la storia del castello è il secolo XV che segna anche la fine della sua funzione di roccaforte.

           Nel 1465 con la protezione della Chiesa si libera dal dominio degli Anguillara e divenne dipendente della Camera Apostolica.

Nel 1495 Bartolomeo d’Alviano che aveva preso in consegna la fortezza resistette all’assalto di Todi, alleata con Ameria;

nel firmare la pace si stabilisce che la Rocca non venga più riedificata; da qui iniziò la sua decadenza e il suo abbandono.

           Comunque, fra i personaggi che conquistarono il Castello citiamo: Federico I, detto Barbarossa, che passò di lì conquistandolo;

Carlo V di Spagna, Imperatore di gran parte d’Europa, che fece mozzare la torre dalle sue truppe per facilitarne la conquista.

Cesare Borgia che lo cinse d’assedio occupandolo e lo regalò alla sorella Lucrezia; Filiberto di Savoia il cui stemma con la croce bianca

è affrescata con altri sopra uno dei caminetti, e per ultima la principessa Olimpia Doria Panphili, cognata di papa Innocenzo X.

 

                                                                                                                                                                                     Arch. Franco Della Rosa

 

dellarosa.f@gmail.com

www.grupporicercafotografica.it